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I Dintorni

 

Toscana, Monte San Savino, Val di Chiana ed Etruria. Nulla, a prima vista, è più tranquillo rispetto al paesaggio della Val di Chiana, angolo di Toscana, una delle quattro valli che costituiscono la provincia di Arezzo. Campi coltivati coprono gli ampi terreni della valle, ville punteggiano le colline, con cipressi piantati in pittoresche strade collinari o come sentinelle isolate. Gli ulivi sono distribuiti in lunghe file, e tra un bosco e l'altro si scorgono ordinati vigneti. Case coloniche, alcune vecchie, alcune nuove (e alcune restaurate per i nuovi abitanti della zona), i cui vini rendono ricca la vita agricola, e caratterizzano il paesaggio.

Ma la tranquillità è ingannevole. Si tratta di una valle ricca di storia, ma di una storia che troppo spesso fu violenta ed amara. Anche i terreni agricoli, del resto, rappresentano una conquista: la conquista della natura dal lavoro umano, che ha convertito le foreste primordiali in campi, ed ha prosciugato le paludi malariche.

Su una delle tante colline che dominano la valle si erge Monte San Savino, un paese il cui aspetto suggerisce molti legami con il passato drammatico, ma la cui felice posizione lo isola dalla confusione della vita urbana.

Come la campagna circostante, Monte San Savino ha una storia lunga e ricca di eventi. Alla fine del secolo scorso, l'archeologo G.F. Gamurrini, lavorando nelle zone periferiche di Castellare, Pastina e Vertighe, ha trovato molte tracce di civiltà etrusca, che indica che vi erano insediamenti agricoli già nel 4 ° secolo aC. Durante la guerra tra Mario e Silla questi insediamenti piccoli furono distrutti, e ciò segnò la fine della civiltà etrusca. Gli Aretini sono stati seguiti dagli uomini di Silla, che costruirono un nuovo castello che chiamarono Zona Alta. E così, in età imperiale, nacque la cittadina. Il cristianesimo si diffuse prima del 6 ° secolo d.C., e nella località conosciuta come Sant'Egidio, ai piedi del castello, fu eretta una chiesa rurale dedicata a San Savino, vescovo di Chiusi, che aveva vissuto all'inizio del 5 ° secolo. Verso la fine del secolo XII, quando la chiesa fu trasferita al villaggio, il castello prese il nome del suo santo patrono.

Guelfi e Ghibellini a Monte San SavinoDurante il Medioevo Monte San Savino si schierò con i guelfi, e quindi era in costante conflitto con i ghibellini di Arezzo. I Guelfi esiliati dalla città più grande si rifugiarono nel villaggio e, insieme a Fiorentini e Senesi, organizzarono la spedizione del 1288, che si concluse con la sconfitta dei Guelfi nella vicina Pieve al Toppo. L'anno successivo, dopo la battaglia di Campaldino, la città fu occupata dai guelfi vittoriosi, che la mantenerono in allerta, come arma costante contro Arezzo. Gli sfortunati Savinesi pagarono a caro prezzo questa tattica: il 11 Mag 1325 Guido Tarlati, vescovo di Arezzo, entrò nella città e ne ordinò la distruzione totale.

Uno dei pannelli in bassorilievo della tomba del vescovo Tarlati, nel Duomo di Arezzo, ricorda questo evento: si vedono i Savinesi soccombere al prelato vittorioso, mentre i suoi soldati demoliscono il castello. Ma la città ben presto risorse dalle proprie ceneri, e, per ironia della sorte, proprio con l'aiuto di Arezzo, che fu ben consapevole dell'importanza strategica di quella posizione. Monte San Savino, pochi anni più tardi, fu dominata a turno da Perugia, Arezzo e Siena. Infine, nel 1388, Monte San Savino firrmò un'alleanza con la Signoria di Firenze, divenendo così un avamposto fiorentino, che si espone nella parte meridionale nello stato di Siena. Questa fortezza risultò molto utile per Firenze, ma i Savinesi furono nuovamente vittime.

Ogni volta che un esercito si muoveva da sud all'attacco Firenze, Monte San Savino era il primo a subirne le conseguenze. E il danno che la città subì tra il 1388 e il 1550 fu enorme: ogni volta che le truppe passavano, Monte San Savino veniva sistematicamente devastato, ed il bestiame rubato. E per una popolazione che viveva di sola agricoltura tutto questo significava carestia, aumento dei prezzi e la peste.

I raccolti furono gravemente danneggiati durante l'assedio dal re Ladislao di Napoli, che, non riuscendo a ottenere successi militari, prese le proprie rivincite distruggendo le coltivazioni. Ci furono distruzione anche a seguito dell'assedio dell'esercito della Lega (1479), la rivolta Vitelli a Arezzo (1502), il sacco di Roma, e la conquista di Firenze dalle truppe dell'Imperatore (1527-1530).

Nel frattempo una famiglia locale, il cui nome era Di Monte, si stabilì a Roma, dove ben presto raggiunse una posizione nell'alta aristocrazia. Antonio Di Monte, ordinato cardinale nel 1511, sarebbe diventato uno dei più vicini consiglieri di Giulio III, e il nipote Giovan Maria sarebbe dovuto diventare papa nel 1550, mentre Baldovino, fratello di Giulio III, fu nominato Conte di San Savino e Gargonza, Palazzuolo e Alberoro, e concesse l'investitura del feudo, a condizione di non erigere fortificazioni e, ogni anno, avrebbe dato una coppa d'argento in segno di fedeltà Firenze. Gli successe Fabiano, ma nel 1570 la famiglia Di Monte si estinse. Dall'essere una contea, nel 1604, Monte San Savino fu sotto la famiglia degli Orsini di Pitigliano, anche se la situazione non ebbe una vita lunga: finì nel 1644, dopo la morte dell'ultimo degli Orsini.

Monte San Savino fu elevato a Principato, e fu concesso a Mattia De' Medici, governatore di Siena, che la tenne fino al 1667. Il successivo sovrano del Principato di Monte San Savino fu la Granduchessa Vittoria della Rovere di Urbino, moglie di Ferdinando, che regnò fino al 1691, anno della sua morte.

In seguitò ci fu un periodo di indipendenza per i Savinesi, ma, inevitabilmente, Monte San Savino condivise il destino di tutta la regione fu assorbita dal Granducato di Toscana nel 1747, che pose termine al periodo feudale.

Andrea Sansovino - Monte San SavinoIn questi due secoli, l'aspetto della città non è cambiato, ma i suoi abitanti hanno goduto di eccezionale sviluppo su due fronti: una elevata vita artistica, ed un  complesso sviluppo delle banche e del commercio. Andrea Sansovino, originario del paese, uscì dai confini del territorio, e già molto prima della sua morte, avvenuta nel 1529, era diventato una figura di spicco dell'arte italiana. Dopo Andrea, scultore e architetto, Monte San Savino fu la culla di pittori ed artisti importanti: Niccolò Soggi (allievo del Perugino), Stefano Veltroni e Orazio Porta (della scuola del Vasari), Ulisse Giocchi (un eclettico, artista barocco), come così come l'orafo e scultore Accursio Baldi. Nessun altro villaggio della Val di Chiana, ad eccezione di Cortona, può vantare la medesima vitalità artistica.

Lo sviluppo commerciale della città iniziò a metà del XVII secolo grazie a una comunità ebraica, che si stabilì nel villaggio, e che organizzò la creazione di una sinagoga, di un ghetto, e di un cimitero. Per quasi due secoli questa comunità controllò tutti gli scambi di stoffa, argento, lana, non solo della valle, ma anche fino a Cortona.

Durante le rivolte anti-francesi del 1800 quasi tutti i mercanti ebrei a cui il francese aveva concesso libertà civili furono costretti ad emigrare. Con loro se ne andò il poeta fiorentino Salomone, l'amministratore della comunità. Nel 1802 i francesi ritornarono, incorporando la Toscana in territorio francese, e in dodici anni, con metodi drastici, stabilirono diverse innovazioni: come già altrove fatto, istituirono l'Ufficio di Presidenza dei Registri, l'Ufficio delle Ipoteche, e il Registro.

Nel frattempo, l'idea di unità nazionale cominciava a maturare anche a Monte San Savino, e molti savinesi parteciparono attivamente al Risorgimento. Norberto Coradeschi combattè nella guerra d'Indipendenza nel 1848 e con Garibaldi fino al 1866, mentre  Ferdinando Zanetti, patriota e chirurgo locale, operò Garibaldi dopo essere stato ferito in Aspromonte. Nel 1859 con il Granduca di Toscana, e l'anno successivo, dopo plebisciti, l'intera regione divenne parte del Regno d'Italia.

Nel corso del secolo scorso la città ancora una volta ha dato un contributo notevole alla scienza e alla cultura italiana, con il poeta e critico Giulio Salvadori, uno dei primi professori presso l'Università Cattolica di Milano (un movimento di beatificazione è tuttora in corso) e lo scienziato Giuseppe Sanarelli, scopritore del vaccino contro la febbre gialla. L'archeologo G.F. Gamurrini, il primo ad effettuare studi sistematici della civiltà etrusca, è considerato un Savinese di adozione.

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